la giornata dei mercati

FORMAZIONE OUTDOOR IN ITALIA 1991-2011

Vent'anni di esperienze a confronto
 
(Sestri Levante, 28/01/2011)
 

Il 28 gennaio  2011 si è tenuto a Sestri levante il convegno “Formazione Outdoor in Italia 1991 – 2011. Vent’anni di esperienze a confronto”. IEN, che da sempre ha fatto della metodologia outdoor un suo cavallo di battaglia, ha così dedicato uno dei suoi periodici Dialoghi col Futuro ad un tema che dimostra, sempre più, di essere particolarmente caro non solo ai formatori che approcciano tale metodo o che negli anni si sono specializzati in questa disciplina, ma anche ai manager delle risorse umane, ai responsabili della formazione di grandi aziende, a studenti e neolaureati interessati a scoprire metodologie formative che, purtroppo, rimangono ancora troppo ai margini della formazione accademica.

 

baia del silenzio

 

Il convegno si è strutturato in una mattina di riflessioni e testimonianze generali sull’outdoor training, in plenaria, ed in un pomeriggio di riflessioni tematiche, a gruppi. Ma poiché il tema non poteva che spingere… all’aperto, il giorno seguente è stata offerta la possibilità di partecipare a tre workshop paralleli in outdoor, che hanno offerto nuovi spunti per un tema sempre alla ricerca di contatti originali con la realtà esterna come fonte e contesto di apprendimento.

Il primo giorno ha visto intervenire Marco Rotondi, uno dei padri dell’outdoor training  e fondatore del sistema di Outdoor Management Training®, che ha aperto l’incontro entrando subito nel cuore del tema proponendo due quesiti: che valore ha la formazione outdoor? Come riconoscerne la qualità?

Nel suo intervento ha richiamato un frame necessario: alla base delle metodologie outdoor c’è l’attribuzione della centralità del LEARNING, piuttosto che del teaching. Di conseguenza la formazione “fuori dalle porte” consente di allargare enormemente il campo dell’apprendimento perché il partecipante è direttamente protagonista della ricerca delle informazioni per il cambiamento, personale, gruppale e organizzativo. Di fronte ad ancora forti fraintendimenti su cosa sia una formazione outdoor (tema ripreso nella ricerca conclusiva del convegno) Rotondi ha richiamato i presenti alla necessità di fare chiarezza, di presentare informazioni che ormai non sono più una novità, ma che rischiano di essere confuse in un proliferare di proposte che di formativo hanno ben poco, indirizzandosi più verso l’intrattenimento e la celebrazione aziendale. Ha sottolineato il valore della ricerca costante e continua della qualità, che nasce dalla preparazione, da una deontologia professionale che va ancora sviluppata, dal bisogno di informare correttamente per sfatare miti consolidati: ad esempio che l’outodoor costi troppo o che sia pericoloso.

A seguire c’è stata la testimonianza di chi, come Francesco Minelli, business advisor di Clessidra, ha promosso l’utilizzo della formazione outdoor per sostenere i processi di cambiamento nella sua azienda. Nel suo intervento, raccontando l’esperienza vissuta come partecipante ad un percorso di OMT® per il top management (il board di una banca), ha sottolineato la potenza che questa metodologia può avere nell’incentivare il cambiamento personale e organizzativo: mettersi “alla prova” in condizioni non abituali, scoprire i colleghi in nuove condizioni relazionali, rivelare e rivelarsi per quello che si è, aldilà delle etichette e dei ruoli formali in azienda. Per Minelli nelle esperienze outdoor c’è la forza innanzitutto di scoprirsi, di rivelarsi a se stessi, prima che agli altri. E questo ha portato i convegnisti a riflettere sul valore della scelta dell’agenzia formativa, della sua professionalità, poiché essa si può trovare a gestire situazioni di difficoltà, anche personali, che vanno sempre lette in chiave formativa, di costruzione di nuovi contesti di sviluppo e di scelte condivise e non in funzione di selezione del personale. Così facendo si snaturerebbe, infatti, la ragione stessa della formazione outdoor.

L’ultimo, denso intervento della mattina è stato portato da Marco Campiglia, direttore Risorse Umane, organizzazione e qualità di BMW Italia. Anche qui una testimonianza di chi da anni gestisce al vertice della struttura HR una realtà di notevole peso e complessità. BMW Italia ha sperimentato l’outdoor training con grande successo. L’esperienza citata fa riferimento ad un progetto di sviluppo della competenza del lavorare in team rivolta a tutti i dirigenti, quadri e potenziali del Gruppo BMW che ha coinvolto un centinaio di partecipanti e dodici trainer certificati. Il workshop outdoor si è svolto su dodici barche a vela per tre giorni e ha visto il forte coinvolgimento di tutti i partecipanti che ancora ne parlano, con notevoli e benefiche ricadute nell’organizzazione interna in termini di clima, di capacità di sentirsi un team unico,  di fluidificazione e velocità dei flussi interfunzionali di lavoro.

Nel pomeriggio i partecipanti si sono distribuiti in tre differenti sessioni parallele il cui obiettivo è stato quello di approfondire alcuni aspetti chiave della formazione outdoor: l’utilizzo delle small techniques, relatori Vittorio Balbi, Anna Bonomini e Daniela Cairoli, l’innovazione nell’outdoor, con i due casi entrambi di attività subacquea di Gaetana Gagliano e Marco Parolini, mentre il terzo gruppo ha affrontato il tema cruciale della rielaborazione con i casi proposti da Claudia D’Agostinis ed Elena Sorrento

Le sintesi di queste sessioni offerte dai chairman, Silvio Bettinelli, Alessandro Garofano, Alberto Geradini, hanno dato l’idea precisa di quanto l’outdoor training  sia, a differenza della tradizionale formazione d’aula, una continua fonte di novità metodologiche e di innovazione.  Nella creazione di esperienze lo spettro è stato il più ampio: dalle condizioni minime di spazi o attrezzature, come nel caso delle small techniques che consentono di uscire dall’aula restando dentro le quattro mura, al più originale setting in fondo al mare, dove è evidente il valore della preparazione meticolosa per garantire che l’avventura possa offrire il massimo in termini di scoperta dell’alterità ma sempre in sicurezza.  E proprio al relatore di una di queste esperienze subacque, Marco Parolini, è stato assegnato dal Comitato Scientifico del Convegno il premio Senior OMT®, istituito da IEN.

La riflessione della giornata è stata chiusa con le considerazioni emerse da una ricerca web-based svolta da Daniela Fregosi, realizzata nella primavera 2010 sul mondo della formazione esperienziale, nella quale era stato compreso anche l’outdoor. Dai dati forniti emerge un quadro ancora desolante: troppa confusione tra le metodologie della formazione esperienziale tutte indistintamente confuse. Forse le ricerche fatte via web non contribuiscono a far chiarezza, forse lo stesso termine di formazione esperienziale è estremamente ambiguo e contraddittorio: da un lato formazione (dove l’attore principale è qualcuno che insegna a qualcun altro) e dall’altro esperienziale (un processo interno guidato dall’attore principale: il partecipante); sarebbe forse meglio parlare di apprendimento esperienziale.

La giornata si è conclusa con un intervento magistrale di Stefano Cosulich, Direttore HR di Bocchiotti, che in forma poetica ha raccontato la sua personale esperienza con l’OMT® e gli apprendimenti individuali che questa gli ha innescato; il suo intervento ha smosso sorrisi e riflessioni profonde nei partecipanti provocandone un lungo applauso finale.

Buon successo quindi di questa iniziativa sia per il numero dei partecipanti (114 persone di cui circa il 50% HR manager aziendali), sia per l’alto livello di confronto reale realizzato fra i professionisti, sia per le riflessione sulle esperienze riportate dai diversi testimoni nell’arco della giornata principale e dei laboratori del giorno seguente.

Marco Rotondi ha concluso così il convegno: “in questo momento storico c’è molto bisogno dello spirito outdoor, uno spirito di verità, autenticità e confronto reale che, solo, può permettere la crescita delle persone ed un loro potenziamento e sviluppo; ce n’è bisogno non solo nella formazione, non solo nella gestione delle Risorse Umane, ma in tutte le aziende e in tutta la società italiana. Muoviamoci e diffondiamolo”.

L’outdoor training  dopo vent’anni può quindi dirsi ben adulta e pronta a far pesare il suo contributo e la sua responsabilità nel miglioramento continuo delle pratiche formative e lavorative anche in Italia.